Bilawal Zadari ha 19 anni. Ed è il figlio di Benazir Bhutto. Promette di continuare quello che ha fatto la mamma. Nonostante il dolore e il lutto, è pronto a "scendere in campo" già per l'8 gennaio. "My mother always said democracy is the best revenge": "Mia mamma ha sempre detto che la democrazia è la vendetta migliore".
Buon anno, Bilawal, hai bisogno di appoggio.
Da "Il Giornale" del 28/12
"Prodi sta avvelenando i pozzi, nella logica del «muoia Salomone», con quel che segue. Non sarebbe il caso di fermarlo?".
Dal libro dei Giudici, 16:29, e 16:30
Sansone tastò le due colonne di mezzo, che sostenevano la casa; si appoggiò a esse: all'una con la destra, all'altra con la sinistra e disse: «Che io muoia insieme con i Filistei!» Si curvò con tutta la sua forza e la casa crollò addosso ai prìncipi e a tutto il popolo che c'era dentro; così quelli che uccise mentre moriva furono di più di quanti ne aveva uccisi durante la sua vita.
Risaliamo la corrente biblica ;)
Emet e Met sono due parole ebraiche. Una sola lettera separa la verità e la morte. I significati delle due parole.
Sento paragonare, in queste ore drammatiche e angoscianti, il Pakistan a un Golem, il gigante di argilla della tradizione ebraica.
Per far funzionare il Golem, una specie di "robot" ante litteram che ha il compito di difendere il popolo di Dio, occorre scrivergli sulla fronte Emet. Per fermarlo occorre scrivere Met, in altre parole cancellare la prima lettera (o sillaba, usando i caratteri ebraici). Verità =on, Morte=off.
In Pakistan, se vale la tesi del gigante d'argilla, è stato scritto ormai Met. Se così è, il gigante si è sbriciolato e il popolo di Dio torna a essere indifeso.
Il Pakistan è uno stato popoloso, con circa 150.000 di abitanti, a maggioranza musulmana. E' una delle sette potenze nucleari note (senza disturbare i "sospetti" Iran e Corea del Nord). Pare che sia dotato di una ventina di testate a corto-medio raggio, cioè può colpire sicuramente la confinante India, forse la più lontana Cina. O, rimanendo tra gli stati confinanti, l'Iran. Vale a dire uno dei possibili nemici della prossima fase della guerra globale.
All'assassinio di Benazir Bhutto, rivendicato da Al Qaeda ma di cui la Bhutto e i suoi familiari accusano direttamente il presidente Pervez Musharraf, sono seguiti e seguiranno disordini in tutto il paese. Altrimenti detto, la guerra civile è a un passo. Bhutto era appoggiata dagli Stati Uniti, primi sponsor del suo ritorno in Patria nello scorso ottobre, e della sua candidatura alle elezioni in programma all'inizio di gennaio, e probabilmente rinviande. Ergo, si andrà avanti con un Musharraf inviso agli Usa, che, responsabile o meno della morte della rivale, avrà l'arduo compito di prevenire la guerra civile. Musharraf nel 1999 è salito al potere anche grazie all'appoggio degli Stati Uniti, un appoggio che ora pare essere venuto meno del tutto. Ma Musharraf, ex capo di Stato maggiore dell'esercito pakistano, potrebbe adesso perdere il controllo dei generali (e dell'arsenale atomico), dato che i generali ci tengono a non perdere l'appoggio Usa.
Quindi, Musharraf non ha forzatamente il controllo della situazione. Quindi, i generali potrebbero pensare a un nuovo coup d'état per mantenere il controllo. In questo caso, però, l'Iran si sentirebbe maggiormente minacciato: confinerebbe, infatti, con una potenza atomica filo-Usa a Est e rimane a poche centinaia di chilometri da Israele a Ovest (un paese che, tra le altre cose, non si sottopone alle ispezioni relative al trattato di non proliferazione delle armi). Tralasciando quanto sta accadendo nei dintorni di Islamabad, come può la morte della Bhutto non affliggere Teheran?
Vi sono sostenitori della tesi che l'assassinio di John Fitzgerald Kennedy sia stato in qualche modo legato proprio all'armamento nucleare di Israele (è una dei punti sottolineati di Mordechai Vanunu, l'uomo che nel 1986 parlò per primo del nucleare di Israele e che ha pagato la sua rivelazione con 18 anni di carcere in Patria dopo un misterioso rapimento avvenuto a... Roma). Ora la questione di una Gerusalemme atomica non può non tornare in auge, proprio in relazione con la morte della Bhutto e con le tensioni che ne seguiranno.
L'argilla del Pakistan, il presunto Golem sostenuto dagli Stati Uniti, non c'è più. Una svolta totalmente religiosa di Islamabad non sarebbe raccomandabile, una svolta militarista nemmeno. Gli equilibri di un'intera regione si trovano in un equilibrio tremendamente delicato, ed è difficile illudersi che la prima sillaba della parola Emet non sia stata definitivamente spazzata via dalla morte di una donna di 54 anni. Tra l'altro, il Pakistan confina anche con l'Afghanistan, uno dei teatri della guerra attuale (anti Al Quaeda). Un altro dei fattori da tenere strettamente in considerazione.
E guarda la coincidenza, spunta immediatamente il portavoce di Benazir Bhutto che cita una mail dello scorso 26 ottobre in cui l'ex premier pakistano aveva scaricato le responsabilità per eventuali futuri attentati ai suoi danni sull'attuale presidente Perez Musharraf.
Ora, certo che appare puramente logico. Però di dov'è il portavoce di una donna importante pakistana? E' americano, tale Mark Siegel. Portavoce della donna proprio nel paese dove c'è più bisogno di risonanza, gli States. Chiamatelo anche complottismo, però la linea degli eventi ricorda quella dell'11 settembre: c'è stato un attentato, la sera stessa viene già fuori il nome del (presunto) colpevole. Anche se in questo caso c'è già una rivendicazione di un altro ottimo candidato a essere autore materiale del delitto.
Spero di sbagliarmi, di nuovo.
Benazir Buttho è morta, uccisa da Al Qaeda. Almeno così dice Al Qaeda, ma il concetto non cambia. Che la sua morte non diventi, come scrivevo a
ottobre, un pretesto per agire secondo una presunta "dall'opinione pubblica internazionale*" e causare una nuova guerra.
*leggi sempre USA
Primo comandamento dei posti in cui si inizia a lavorare.
Ma dopo aver visto le "poltrone d'orate" del Corsera (07/12/07) è impossibile non ricordare alcune perle dei giorni scorsi: "Sinistra, accelleriamo senza fusioni a freddo o nascondendo le resistenze" e "Rai, il Governo accellera: "Riforma dopo le feste"" (Liberazione, 24/11/07); "Il friulano ha scuola spacca" (Il Gazzettino, settembre 2007).
Scusate l'acrimonia...
Ringrazio il blog
Lo strafalcione che ha pubblicato la scansione:
Questa è una breve comparsa su un giornale lombardo - locale ma non poi così tanto - lo scorso 18 novembre. Era una "capo-breve", cioè l'apertura delle brevi in quella pagina. La notiziuola successiva, ben più corta, riguardava il concerto di quella sera di Dee Dee Bridgewater a Gallarate.
Micetto su un albero
L’hanno sentito miagolare e piangere il micetto imprudente arrampicatosi su una pianta e incapace di ridiscendere. Così, dopo avere sfidato il suo coraggio, ha dovuto chiamare aiuto con pietosi miagolii. I vicini hanno raccolto il suo allarme facendo intervenire i vigili del fuoco che sono saliti sulla pianta e hanno riportato a terra il micetto impaurito. E’ accaduto ieri, dopo le 13 in un giardino di via Biella a Crenna. Missione compiuta.
La notizia è da resa del giornalismo. Il tono dell'autore, evidentemente obbligato a scrivere qualcosa su Crenna, rione di Gallarate, è da autentico colpo di genio. Imho.
Solo in Italia:
Danilo Coppola è evaso lasciando l'ospedale di Frascati, dove era ricoverato dal 3 dicembre in stato di custodia cautelare. Poi ha rilasciato un'intervista a SkyTg24: «Sono vittima di una persecuzione».
Non entro nel merito della vicenda Coppola, ma solo da noi si può evadere e telefonare liberamente ai tg. Questo nel caso che gli atti processuali e gli interrogatori non siano stati preventivamente diffusi alla stampa, evidentemente.
Titolo a base di acronimi per segnalare una situazione di difficoltà . Nei giorni scorsi il gruppo RCS ha ceduto alla concessionaria di pubblicità PRS (di Alfredo Bernardini De Pace, che così diventa anche editore puro) il gruppo radiofonico CNR, il più importante di AGR (Agenzia giornalistica multimediale).
CNR, che si basa su un network di radio locali e che è in prima linea nella diffusione di notizie e di contenuti informativi come quelli del traffico, conta un'ottantina di lavoratori tra dipendenti assunti, i soliti co.co.co. e co.co.pro. storici e praticanti. Sono circa una sessantina i posti a rischio. Al momento il comitato di redazione di CNR ha fatto votare la proposta di prorogare i contratti fino a giugno. Ma i timori che oltre quella data le posizioni si trasformino in una disoccupazione sono concreti.
omanda delle domande: sui media di questo episodio non si parla. Sarà forse perché c'è di mezzo RCS?
Notizia di mezzo tg: "Ieri davanti ad Anzio un peschereccio italiano si è rovesciato a causa del mare grosso e due marinai sono ancora dispersi". Appoggi stupito la forchetta, chiedendoti perché la notizia non ha avuto più spazio. La giornalista prosegue: "Sono un tunisino e un marocchino". Ah ecco, allora non ci deve importare più di tanto. Claro.